“Frontières d'Afrique; pour en finir avec un mythe”, CNRS Editions, maggio 2014

In luglio 2014, il principio dell’intangibilità delle frontiere adottato nel 1964 al Cairo dai capi di Stato, al momento delle indipendenze compirà mezzo secolo. Tale principio è stato globalmente rispettato e continua ad esserlo. Gli Stati hanno fatto propria questa eredità di un periodo coloniale tutto sommato abbastanza breve (1885-1960) rispetto alla durata della storia politica del continente e alle prospettive di lungo termine (2013-2063) tracciate dall'Unione africana. È quindi giunto il momento di mettere fine al mito delle cicatrici coloniali: tracce artificiali in un continente che avrebbe ignorato i limiti politici, gestiti in maniera coercitiva e incoerente dall’amministrazione coloniale, causa scatenante di effetti negativi e responsabili di conflitti e di uno sviluppo deviato.
Il saggio smonta queste opinioni diffuse, che torneranno certamente alla superficie nel 2014 e che fanno astrazione delle realtà politiche (le frontiere accettate da cinquanta anni da Stati e nazioni) e delle dinamiche riscontrabili sul campo (frontiere gestite in maniera pragmatica come una fonte di opportunità e come una risorsa per le società). Le frontiere africane sono spesso ancora lacunose, anche se progrediscono, e funzionano come altrettante interfacce utilizzate dalle reti di scambio commerciale, protagoniste di una globalizzazione dal basso. Le frontiere dell’Africa sono diventate a tutti gli effetti delle frontiere africane.